Disprassia, Vallini: Diagnosi non semplice con i bambini, serve grande attenzione

Che cos’è la Disprassia?

“La disprassia è un disturbo relativo non solo all’esecuzione di schemi motori, ma comporta anche una difficoltà a rappresentarsi, programmare ed eseguire atti motori consecutivi riferiti ad un preciso scopo ed obbiettivo”. Ilaria Vallini, Psicologa ed Esperta in Disturbi dell’Apprendimento e dello Sviluppo Cognitivo, si occupa della valutazione neuropsicologica con metodo multidisciplinare integrato (Sabbadini L.) ai fini dell’inquadramento diagnostico e dell’attuazione di un corretto progetto di terapia. Utilizza inoltre i principi del metodo Benso per la valutazione psico-diagnostica. Co-titolare del Centro “Tralerighe” di Roma, collabora con l’Associazione Un Due Tre Stella all’interno dell’attività dei gruppi territoriali AIDEE per la diffusione delle conoscenze proprio sulla disprassia.

Quali sono i sintomi più evidenti?

Si tratta di una difficoltà che ha una base neuropsicologica molto spesso correlata alla presenza di familiarità o ad eventi pre, peri o post-natali. I bambini con disprassia spesso presentano un ritardo nella stabilizzazione della dominanza manuale e disordini dello schema corporeo. Pertanto evidenziano goffaggine, difficoltà di equilibrio e di coordinazione motoria-fine, come ad esempio allacciarsi i bottoni o le stringhe delle scarpe. Molto spesso è compromessa anche la scrittura dove si osserva una difficoltà nell’apprendimento e nell’esecuzione del carattere corsivo associata a dolore alla mano e tensione.

Non è semplice rilevare alcuni sintomi perché spesso il bambino disprattico è anche un bambino molto intelligente che però manifesta una discrepanza tra le abilità verbali e la capacità di operare con il corpo e muoversi nell’ambiente circostante.

Quanto è importante l’analisi del contesto emotivo e sociale per un quadro clinico più approfondito?

Indagare le correlazioni neuropsicologiche sottostanti i Disturbi del Neurosviluppo consente di potenziare in modo specifico le abilità carenti secondo un progetto mirato sulle caratteristiche di ogni singolo bambino che deve tenere però in considerazione non solo le abilità neuropsicologiche ma anche il contesto di vita, la qualità dell’adattamento e le competenze emotive e relazionali.  Le abilità cognitive infatti sono strettamente connesse agli aspetti emotivi, possono essere potenziate o inibite dall’interferenza di vissuti emotivi quali ad esempio l’ansia da prestazione, il ritiro o l’eccessiva frustrazione. Per questo è fondamentale una osservazione completa di tutte le aree di sviluppo unitamente alla comprensione dei contesti, come scuola e famiglia, in cui vive il bambino per arrivare ad una diagnosi. Molto spesso infatti si presentano disturbi emotivi, in comorbidità con il disturbo motorio-prassico, quali ansia, insicurezza, bassa autostima, ritiro sociale, difficoltà di relazione con i pari che possono strutturarsi nel tempo in una psicopatologia.

Quali sono gli altri aspetti da tenere in considerazione per la diagnosi?

Oltre al profilo neuropsicologico e neuropsicomotorio vengono indagate le funzioni esecutive, funzioni più complesse che consentono al bambino di ragionare e risolvere problemi, effettuare delle scelte, esercitare l’autocontrollo, essere creativi e flessibili, trovare soluzioni diverse, adattarsi al mutare delle condizioni ambientali o al sopraggiungere di nuove informazioni. Tali abilità sono responsabili di alcune difficoltà che possono presentarsi nell’ADHD (http://www.centrotralerighe.com/adhd-nei-bambini/), nei Disturbi Specifici di Apprendimento e nella Disprassia. Nella Disprassia infatti si rilevano deficit sia nelle funzioni di base, quali percezione, rappresentazione, azione, che consentono di apprendere qualsiasi atto motorio complesso, sia nei processi di controllo (FE- attenzione, memoria di lavoro, aggiornamento in memoria).

Quali sono le difficoltà che si possono rilevare nella vita quotidiana?

Possono essere compromesse la capacità di rappresentazione spaziale (immagini mentali), con difficoltà di orientamento nell’ambiente circostante, gli aspetti temporali della elaborazione delle informazioni (capacità ad esempio di elaborazione simultanea o sequenziale delle informazioni) e la capacità di organizzare step successivi per il raggiungimento di un obbiettivo (capacità di pianificazione). Alcuni bambini non riescono infatti ad esempio a programmare le attività quotidiane come i compiti a casa, ad organizzare la cartella, a tenere presente per esempio più informazioni in contemporanea (come quando viene richiesto di comprendere un testo o scrivere) o risolvere un problema che implica più passaggi.

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