“Ritirati sociali” in aumento. Ardizzone: Serve una rete per aiutare questi giovani

Giovani, se non giovanissimi, che hanno deciso di isolarsi, di vivere tra le quattro mura di una camera da letto. In genere sono maschi che abbandonano la scuola ed ogni contatto sociale. Li chiamano hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte”. Hanno tra i 14 e i 25 anni e non studiano né lavorano. A stento parlano con genitori e parenti.

Dormono durante il giorno e vivono di notte per evitare qualsiasi confronto con il mondo esterno. Si rifugiano nella rete nei social network, non di rado con profili fittizi. In Italia sarebbero 100mila. Ignazio Ardizzone, neuropsichiatra infantile del Policlinico Umberto I e responsabile del “Progetto isole”, è tra i primi ad aver studiato il fenomeno. “Molti pazienti non riconoscono di avere un problema, e il primo passo è fare con loro un’alleanza terapeutica che parta dalla consapevolezza che c’è un problema”.

Professore, come si arriva fino a questo punto?

Difficile dare una spiegazione precisa. Questi ragazzi si trovano pressati, in un momento importante come quello dell’adolescenza, tra richieste e aspettative di successo. Si sentono esposti ad un giudizio continuo. Fondamentalmente si vergognano del confronto, di essere in qualche modo oggetto di attenzioni. E internet diventa il loro rifugio naturale.

Quali sono le conseguenze?

La dipendenza da internet si trasforma in una patologia che allontana dalla realtà. In quel mondo virtuale trovano i successi, le affermazioni che non possono raggiungere nella realtà. Ecco perché tendono a vivere quasi esclusivamente in quel contesto.

Su quali leve bisogna agire per provare a tirarli fuori da quel labirinto?

La terapia è un lavoro lungo e complesso che deve coinvolgere famiglia, amici e mondo della scuola. Non serve strappare via il computer e usare la forza, bisogna ricostruire i rapporti sociali, ridargli fiducia nel mondo esterno. Sono ragazzi che spesso hanno paura della mente dei loro compagni e dei loro professori. Escludono il corpo nella relazione.

In cosa consiste il progetto “Isole”?

Il progetto prevede una terapia iniziale a casa, servono momenti di gruppo e individuali. Dobbiamo curare loro, i ragazzi, ma anche il posto dove li metteremo. Ci vuole tempo e pazienza. E, soprattutto, la collaborazione di tutti.

 

Fonte: TG2 Medicina 33 ( https://www.youtube.com/watch?v=m23QwHSQaoc )

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